De recta ratione audendi (L’arte di ascoltare)

540865_350860105031783_328049182_n

Si “ascoltare di più”, ma come ? in che modo ? con che predisposizione ?

Plutarco di Cheronea, filosofo e scrittore greco vissuto sotto l’impero Romano (46 d.C. – 125 d.C.), fece qualche preliminare osservazione sul senso dell’udito, che, a detta di Teofrasto (filosofo e botanico greco antico, 371 a.C. – 287 a.C.), “è esposto più di ogni altro alle passioni, dato che non c’è niente che si veda, si gusti o si tocchi, che produca sconvolgimenti, turbamenti o sbigottimenti paragonabili a quelli che afferrano l’anima quando l’udito è investito da certi frastuoni, strepiti o rimbombi”.

Inoltre, nel suo “De recta ratione audiendi” (L’arte di ascoltare), esalta le orecchie dei giovani come unico mezzo che ha la virtù per far presa sull’anima, purché “siano pure e tenute al riparo dai guasti dell’adulazione e dal contagio di discorsi cattivi” .
Per questo Senocrate invitava ad applicare i paraorecchi ai ragazzi più che ai lottatori, perché a questi ultimi i colpi sfigurano le orecchie, mentre ai primi i discorsi distorcono il carattere.

Quindi è bene riflettere sul fatto che l’udito (e l’ascolto) può rappresentare, soprattutto per i giovani, un grande profitto ma un altrettanto grande pericolo.

Molte persone si esercitano nell’arte di parlare prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, pensano erroneamente che sia necessario studio ed esercizio solamente per pronunciare un discorso, ma che non sia necessario per saper ascoltare. Eppure la natura, si dice, ha dato a ciascuno di noi due orecchie ma una lingua sola, perché siamo tenuti ad ascoltare più che a parlare.
Perciò per saper ascoltare, è necessario abbandonare le tentazioni esibizionistiche e disporsi all’ascolto con animo disponibile e pacato, senza interrompere quando non condividiamo qualcosa, pazientando in modo controllato e rispettoso che chi sta dissertando arrivi alla conclusione, anche se il discorso non ci è troppo gradito.

D’altra parte anche l’antitetico atteggiamento troppo incline all’ammirazione, esige accortezza, per non confermare il detto eracliteo: «Lo stupido suole stupirsi a ogni parola».

Per questo è necessario essere spettatori bendisposti e non prevenuti, generosi nell’elogiare chi parla ma cauti nel prestare fede alle sue parole, critici attenti e severi dei contenuti di ciò che dice. Dobbiamo inoltre stare attenti a non farci influenzare (anche inconsciamente) nella valutazione, dai sentimenti di simpatia o fiducia verso chi parla. Quando invece si tratta di una discussione filosofica dobbiamo lasciar perdere la reputazione di chi parla e valutare esclusivamente il valore intrinseco delle sue argomentazioni.

Infine ci si deve guardare dal porre troppe domande e dall’intervenire in continuazione, perché questo atteggiamento denota una volontà esibizionistica. Ascoltare con calma gli interventi di un altro è indizio invece di persona desiderosa di apprendere e rispettosa del prossimo.

ML

per approfondimenti: http://www.estovest.net/testi/arteascoltare.html#t12

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...