suoni gradevoli e suoni sgradevoli

Esistono suoni che vengono percepiti come piacevoli, tranquillizzanti ed altri che danno una sensazione sgradevole, di fastidio oppure di allarme. Quali sono le ragioni per cui un suono fornisce una particolare sensazione e in base a cosa, determinati suoni vengono percepiti con delle caratteristiche diverse da altri ?

La determinazione della sensazione percettiva del suono è fondata su basi acustiche e fisiologiche e su parametri soggettivi e oggettivi.

Quelli oggettivi servono a distinguere un suono da un rumore e sono relativi alla periodicità dell’onda sonora.

Cioè di solito, un suono con onda periodica, è più gradevole rispetto agli altri suoni. Si definisce un suono con onda periodica quel fenomeno vibratorio che si ripete identico a se stesso a intervalli di tempo uguali (periodo dell’onda).

I suoni singoli (cioè puri, cioè che non sono in simultaneità con altri) possono essere più o meno gradevoli se rispondono a dei parametri fisici oggettivi.

Però tutti i suoni in natura sono impuri, nel senso che oltre all’emissione della nota fondamentale udibile viene emessa una serie di altri suoni più acuti (suoni armonici), che contribuiscono a definire il “timbro del suono”. Questa è la ragione per cui una stessa nota suonata da due strumenti musicali diversi ha caratteristiche diverse in base alle ampiezze delle armoniche.

In presenza invece di due suoni simultanei si può avere una consonanza (effetto gradevole) o una dissonanza (effetto sgradevole).

Con il termine consonanza (dal latino consonare, “suonare insieme”) si indica un insieme di suoni eseguiti simultaneamente e tali che l’effetto complessivo risulti morbido e gradevole, mentre con il termine dissonanza, si indica un agglomerato di suoni dall’effetto aspro e stridente.

Nella teoria musicale si definisce consonante un intervallo caratterizzato da “stasi armonica” (non ha bisogno di risolvere su un ulteriore intervallo), dissonante quell’intervallo che, all’orecchio, dà l’impressione di “movimento armonico”, di dovere cioè risolvere su un intervallo consonante. Nella teoria musicale e in particolare nell’armonia, si può dire che la contrapposizione tra consonanza e dissonanza, insieme al principio della tonalità, rappresenta la base della teoria armonica occidentale.

Già Galileo proponeva una spiegazione molto semplice dei fenomeni di consonanza e dissonanza, considerando il segnale costituito dalla sovrapposizione dei due suoni singoli: il grado di consonanza risulta inversamente proporzionale alla lunghezza del periodo del suono complessivo e analogamente il grado di dissonanza risulta proporzionale a questo periodo. L’orecchio, secondo Galileo, apprezza finemente la maggiore o minore regolarità del suono risultante.

Una trattazione sperimentale di questi fenomeni è dovuta a von Helmholtz. Il suo esperimento base consisteva nell’emettere simultaneamente due suoni puri di altezza inizialmente uguale e poi, tenendo fissa la frequenza di uno di essi, far variare leggermente l’altra. Notò quindi che i due suoni, per frequenze uguali o per differenze di frequenza molto piccole, producono una consonanza, mentre man mano che la differenza cresce il suono risultante acquista un colore sempre più aspro fino a un certo limite, per poi tornare ad essere gradualmente sempre più consonante. L’ampiezza dell’intervallo tra la frequenza di partenza e la fine della zona dissonante era, nella zona corrispondente alla parte centrale della tastiera di un pianoforte, leggermente più piccola di una terza minore temperata.

Responsabili di questa dissonanza sono i “battimenti” (effetti acustici prodotti da frequenze vicinissime tra di loro ma non uguali). Poiché essi sono molto lenti quando le frequenze sono molto simili, inizialmente si ha una sensazione generale di consonanza. La massima dissonanza corrisponde alla zona in cui si producono circa 30 battimenti al secondo, mentre per differenze di frequenza ancora superiori i battimenti diventano così rapidi da non essere percettibili e il loro contributo alla sensazione di dissonanza diminuisce.

Quindi il massimo della consonanza si ha (oltre che tra due note uguali) tra due note ad un intervallo di ottava o di più ottave, un do e il do successivo, ad esempio.

Comunque, pare che alcuni di questi parametri siano innati, tanto che anche i neonati e i feti durante la vita intrauterina (a partire dalla 20a settimana) rispondono con segnali di “piacere” all’emissione di certi suoni e non di altri.

ML

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